Vicenza. «Il lago di Fimon sta morendo, soffocato dalle alghe. In poche settimane si è registrato un proliferare di ninfee, mucillagine e piante acquatiche come la
"Miriofillum", che stanno togliendo ossigeno ai pesci, cancellando i canneti e persino impedendo le uscite delle imbarcazioni».
È allarme e l'assessore provinciale, Paolo Pellizzari, non nasconde la sua preoccupazione: «Non sappiamo dare una spiegazione a questa crescita abnorme. A breve affideremo l'incarico, coi
pochi soldi che ci rimangono, all'Università di Parma per capire la causa e quindi riuscire a porre rimedio».
Ma, intanto, nel lago si muore. Silvano Folladore, presidente del bacino di pesca B (3mila soci) è sconsolato: «In meno di dieci giorni abbiamo ritrovato morti 93 lucci dai 60 ai 110
centimetri. Si tratta di esemplari meravigliosi. Per arrivare a un metro di lunghezza un luccio impiega 10 anni».
Una morìa che fa male al cuore di chi ama il lago e i suoi abitanti. Come Giorgio Xodo, presidente della Lega navale italiana che da una decina di anni è attiva anche a Fimon (oltre 500 soci,
dal 2001 ha trasmesso la passione delle barche a 300 bambini e almeno 500 adulti). Xodo allarga le braccia: «Non possiamo più fare scuola vela in sicurezza nè per bimbi nè per adulti. Le
ultime classi della media di Torri di Arcugnano hanno fatto mini giri. Tra qualche giorno sarà paralisi totale. Un canoista non può mettere nell'acqua la pagaia perché se la ritrova
impigliata tra le alghe: questa è una situazione pericolosa. Se poi dovesse finire in acqua è ancora peggio, a meno che non sia un esperto nuotatore. Tutto è precipitato una quindicina giorni
fa, da quando cioè abbiamo svolto l'ultima regata: allora la parte centrale del lago era ancora sgombra. Adesso si fa fatica a portare al largo una barca».
E ieri mattina Pellizzari e Xodo hanno voluto dimostrarlo: hanno imbarcato cronisti e telecamere e via, verso il centro del lago. Ma la meta non è stata raggiunta. La deriva e il timone erano
rallentate dalle alghe. E lì, nell'acqua, oltre a piante e ninfee, galleggiava un pesce di poco meno di un metro. L'odore era poco piacevole.
Folladore ha una sua teoria che spiegherebbe quello che sta accadendo: «Le alghe producono ossigeno con la fotosintesi clorofilliana. Quindi, va tutto bene durante il giorno. Ma alla notte
fino all'alba, queste smettono di produrre e "mangiano" ossigeno: le piante sono così numerose da creare difficoltà ai pesci che muoiono soffocati».
L'equilibrio del lago che dava ospitalità a centinaia di specie di flora e di fauna sta cambiando? C'è chi pensa di sì. «I canneti lungo la riva sono fortemente danneggiati - denuncia ancora
Folladore - colpa delle alghe, ma anche delle nutrie: 96 quelle catturate lo scorso anno».
Il lago non è profondissimo. Nella parte centrale si arriva 3 metri e 30. La media è dei due metri. L'acqua già in questi giorni ha una temperatura molto elevata: sui 23 gradi. Insolito,
dicono gli esperti. Ma cosa sta accadendo a Fimon? Neppure chi vive il lago tutti i giorni e lo conosce bene, come l'assessore Pellizzari, riesce a darsi spiegazioni: «Sono andate quasi
distrutte le castagne d'acqua per le quali proprio l'anno scorso avevamo avviato un progetto di tutela - spiega l'assessore - A questo punto bisogna capire cosa è successo e poi agire. Di qui
la richiesta di intervento all'università di Parma per capire le cause del fenomeno. Non solo. Al Consorzio di bonifica chiederemo di sistemare la canaletta che convoglia l'acqua dalla roggia
della Valle dei Molini fino al lago: 100 litri al secondo di acqua fresca porterebbe ossigeno e abbasserebbero la temperatura. Ma per questo i tempi sono medio-lunghi».
Cristina Giacomuzzo
Associazione
Pesca Sportiva
a Spinning

